Confederazione Grande Nord
#Rinascelasperanza

Confederazione Grande Nord #rinascelasperanza
  • Grande Nord - Rinasce la speranza
  • Milano
  • Torino
  • venezia

Confederazione Grande Nord - #rinascelasperanza

Confederazione Grande Nord movimento politico tramite il quale tutti possono concorrere con metodo democratico e nel rispetto della Costituzione, per raggiungere l’indipendenza e l’autonomia delle Regioni del Nord. 

Il nostro programma elettorale: Il nostro programma elettorale che puoi leggere o scaricare in formato .pdf. Aiutaci a divulgarlo,
Grande Nord - Noi stiamo coi lupi..: Se vediamo una persona per strada fuori dalla nostra proprietà, non ci facciamo nemmeno caso.
24/03/2019 - Il patto d'acciaio: 24/03/2019 - Grande Nord e Scottish National Party firmato in Scozia il patto d'acciaio.
No al reddito di cittadinanza. Dove firmare: Dove firmare contro il reddito di cittadinanza. Date e città dove trovare i gazebo di Grande Nord.

Sostieni Grande Nord

Tesseramento Online

tesseramento online

Scrivi a Grande Nord

scrivi a grande nord

Eventi federali

Congressi Grande Nord

Press - Comunicati stampa

Press Grande Nord

CHI SONO I TIROLESI. PAOLO PRIMON E LA PILLOLA DI STORIA CHE LA SCUOLA NON INSEGNA.

Paolo Primon, leader fondatore e factotum di Popoli Liberi-Freie Volker, l’artigiano paladino dell’identità trentino tirolese, sostenitore dell'autonomia dei popoli (cioè tradizione e storia) sottolinea come la politica locale sia succube di regole e imposizioni romane.

Ecco (per sua gentile concessione) un suo pensiero su storia e radici della nostra terra.

CHI SONO I TIROLESI?

«Ogni volta che apro il giornale e leggo le lettere che parlano della mia terra m’innervosisco per le tante parole dette senza aver la conoscenza adeguata della storia tirolese. La colpa di questo è perché nelle nostre scuole non si e' mai insegnata la vera storia di questo bellissimo territorio. Partendo da lontano dobbiamo innanzitutto parlare dei Celti poi dei Romani, dei Barbari con tutti i popoli del nord, Francesi, Bavaresi, Austriaci, Veneziani, Longobardi ed altri e siamo sopravvissuti a tutti questi. Per un millennio siamo Tirolesi perché i conti del Tirolo erano i padroni di questo territorio in cui la vera padrona assoluta era la chiesa e proprio dal vescovo di Trento venne l'incarico a Mainardo II di mettere delle regole nei confini tirolesi e la definizione di popolo è proprio da qui che si definisce, dalle regole, dalle abitudini, dalle tradizioni e dalla storia. In cosa si distingue il popolo tirolese da altri popoli ? I tirolesi sono un popolo abituato a vivere in montagna, abituato al rispetto della natura, al rispetto delle persone che vivono nella stessa comunità , al rispetto delle Regole, diversi nel modo di esprimersi e della solidarietà nel confronto con gli altri. Perché i Tirolesi sono diversi dagli italiani? Perché per mille anni di storia hanno vissuto con le famose regole delle Comunità ! Il Tirolo non ha mai parlato una sola lingua ed è sempre andato d'accordo fino a che le guerre e la politica lo ha diviso creando anche zizzania tra i vari gruppi linguistici. Se parliamo in dialetto trentino della città di Trento, ogni valle e' diverso, ci accorgiamo che c'è sicuramente l’influenza del Celtico romanzato, del tedesco, del francese e dell’italiano ma non per questo un trentino oggi non è un tirolese. Per essere Tirolese non ci vuole il trattato Degasperi Gruber o la politica lo si è per storia cultura e tradizione. L'ignoranza attuale del popolo Tirolese e' costruita volutamente dalla scuola italiana e da tutti i danni creati dalle guerre e dalla politica, in tempi attuali sarebbero contrastabili solamente con azioni di forza, argomento mai auspicabile e fattibile da un popolo mite come quello Tirolese e la storia lo dimostra. Solamente una volta con Andreas Hofer ci siamo ribellati all'invasore ma per millenni di storia ci siamo adattati agli invasori per spirito di sopravvivenza. La conquista dell'autonomia di questa regione la dobbiamo esclusivamente al coraggio di pochi eroi che negli anni sessanta si sono battuti facendo anche manovre di forza: Klotz, Amplatz, Kerschbaumer e altri. I trentini tirolesi che si definiscono fascisti non conoscono la loro storia e la stessa cosa vale per chi si batte per difendere l'esercito degli alpini che in questo territorio e' un esercito invasore essendo nato nel 1872 nel regno d'Italia. Essere tirolesi non e' altro che portare avanti una tradizione una cultura una storia della nostra terra che nel confronto con l'Italia ha tutt'altro che da vergognarsi e basta confrontarsi con le persone provenienti dalle regioni italiane immigrate nella nostra terra e che non l’hanno più abbandonata. Bisogna anche dire che l'italianizzazione di questo territorio e' avvenuta tutta nel periodo fascista, per dimostrare che il Tirolo era territorio italiano: riforma dei cognomi con Tolomei.( nel 1923 Ettore Tolomei fu chi presentò il progetto di italianizzazione dei territori conquistati, Trento e Bolzano ). Il problema serio ai giorni nostri e' che molte persone non hanno ancora capito quanto è bello il mondo nella sua diversità e questo e' messo in pericolo dalle multinazionali e dalle banche con la collaborazione dell'ignoranza di tante persone che ancora non sono consapevoli di quanto sono belle le tradizioni tirolesi e come sono belli tutti i popoli con le loro storie, le loro culture e le loro tradizioni. I tirolesi non sono austriaci è un popolo nato in questa terra e nella storia la denominazione trentino era semplicemente l'abitante della città di Trento. Banche e multinazionali sono i veri fautori di un mondo “piatto” con la collaborazione di chi predica il mondo multirazziale. Il vero futuro è la collaborazione tra popoli ma ognuno con le proprie specificità. Io sono Tirolese.» 

Scritto da Grande Nord

Da lunedì 18 e fino a sabato 23 raccolta di materiale per le famiglie di Pellestrina (Ve)

📌 ATTENZIONE, MASSIMA CONDIVISIONE 📌

 

L'associazione ALTEA APS , il Presidio Padernello TV, condividono la richiesta di aiuto che giunge da persone direttamente conosciute a Pellestrina e si propone di raccogliere materiale da inviare alle famiglie in difficoltà.

Ci mettiamo al fianco di tutti i volontari che in queste drammatiche ore si sono attivati per aiutare chi ha perso tutto e mettiamo a disposizione vari punti di raccolta

-Mirano:panificio "Pane e Sfizi" via Cavin di Sala 49.

-Arino di Dolo: panificio "Da Federico" via Cazzaghetto 25 .

Mestre: da Eleonora tel.327 983 1929 ,Via paoletti 15 Viale San Marco (incrocio via forte marghera).

-Venezia: magazzino di Dal Gesso Manuel, Di Meglio Ciro e Dal Boni Davide tel.3406831773 

Cannaregio 1495 

Spinning al branzino Venezia.

-Chioggia: Nino Gobbetti Gobetti Marina di Brondolo località Brondolo 19 (suonate il campanello e dite che sono aiuti x pellestrina.

- Vicenza : rivolgersi a Stefania tel.346 955 5183 ( lasciare un messaggio)

- Treviso: Gabriella Sandro tel. 335 562 5202Il materiale elencato qui sotto verrà trasportato da furgoni e piccole imbarcazioni a destinazione.

Si raccomanda di portare solo ed esclusivamente il materiale indicato. 

La raccolta ha inizio lunedì 18 novembre e finirà sabato 23 novembre.

Grazie a quanti vorranno aiutare.

 

ELENCO MATERIALE NECESSARIO:

Alimenti a lunga conservazione ( latte , scatolame, zucchero, caffè,pasta/riso, biscotti ecc.)

Prodotti per l'igiene personale 

Prodotti per l'igiene della casa .

Piccoli elettrodomestici ed utensili per la casa ( phone, scope, ecc.) 

Per i grandi elettrodomestici e mobilia stiamo aspettando un elenco più dettagliato.

Vi ringraziamo per la collaborazione, non girarsi dall'altra parte è lo spirito giusto per vincere , sempre !!!!

Per informazioni telefonare 3468269712 Annalisa

-3336677839 Gaetano .

Contatto per Pellestrina Massimiliano tel. 335 803 3993

Ringraziamo ; Spinning al Branzino Venezia, associazione Noi ci siamo, Comitato SOS Chioggia per Pellestrina, Comitato SOS Vicenza per Pellestrina, Progetto mare pulito e tutti quelli che collaboreranno.

 

MAGARI QUALCHE PENSIERO ANCHE PER I BIMBI ♥️

Scritto da Grande Nord

Cattaneo e la sua Italia Federale negli Stati Uniti d'Europa

Carlo Cattaneo riteneva che l'indipendenza del paese, in conseguenza delle profonde diversità storiche e sociali delle sue regioni, dovesse assumere un carattere non già unitario e centralistico, bensì federale con la costituzione degli Stati uniti d'Italia (federalismo). Nelle aspirazioni di Cattaneo l'Italia federale avrebbe dovuto diventare parte dei futuri Stati uniti d'Europa.

Da ricordare un suo pensiero in cui sottolineava ciò che oggi possiamo tranquillamente considerare di massima attualità. 

«...Nel sistema accentratore un’enorme massa di affari è sottratta alla competenza dei consigli locali e rovesciata a Roma, si che il paese è schiavo della burocrazia e dei ministeri. Il governo federale, invece, affida agli uffici centrali le sole funzioni politiche di interesse nazionale, lasciando alle amministrazioni locali, più vicine agli interessi, tutta la direzione della vita locale. Al Parlamento centrale Carlo Cattaneo riserva un "alto diritto di cassazione", vale a dire il diritto di modificare le locali deliberazioni per quello che le faccia contrastare con gli interessi nazionali. Il sistema federale eviterebbe, inoltre, quel sacrificio degli interessi locali degli uni a quelli degli altri che avviene nell’assemblea nazionale unica. L’idea di decentrare l’amministrazione, nel senso di trasferire ad uffici governativi periferici le funzioni degli uffici governativi centrali, non piaceva al Cattaneo, poichè riteneva che questo sistema si ridurrebbe ad un semplice dislocamento della burocrazia centrale nelle provincie, in forma di «satrapie». Le regioni, i Comuni: ecco le basi del sistema federativo del Cattaneo. Le città sono per lui, come illustrava nel 1836, le «patrie locali», e chi «prescinde da questo amore delle patrie locali, seminerà sempre nella rena». E sarebbe, a suo parere, un grave errore quello di «rimaneggiare» i Comuni per ingrandirli. Così scriveva a questo proposito, nel 1864: «È un errore che l’efficacia della vita comunale debba farsi maggiore colla incorporazione di più comuni in un solo, vale a dire, con una larga soppressione di codesti plessi nervei della vita vicinale.

Nelle riviere dei mari e dei laghi e in molte e molte altre parti d’Italia, vediamo floridi comuni di qualche centinaio di famiglie dedicate all’industria, alle arti belle, alle lontane navigazioni, attendere con egual cura a ingentilire il luogo nativo. Ma se il piccolo comune venisse incatenato a una maggioranza di rustici villaggi, dispersa per valli e selve, o popolata di braccianti vagabondi, quel geniale fermento rimarrebbe sopraffatto o oppresso.

Il piccolo comune ha diritto di continuare nel suo seno, quel modo d’essere che gli è proprio, benchè non sia quello in cui possano consentire i suoi vicini.

E anche a questi il vicino e libero esempio potrà giovare. Se un comune, provveduto già di strade e d’acque, venga per volontà non sua congiunto ad altro comune cui la natura e il caso non abbia egualmente favorito, poco si curerà di contribuire col suo denaro ad opere delle quali non avrebbe giovamento suo proprio. Quindi, fra i mali assortiti consorzi impotenza e discordia...

Meglio vivere amici in dieci case, che vivere discordi in una sola. Dieci famiglie ben potrebbero farsi il brodo a un solo focolare; ma v’è nell’animo umano e negli affetti domestici quella cosa che non si appaga colla nuda aritmetica e colYves brodo».

Scritto da Grande Nord

Orsi, lupi, cani, gatti, animali di ogni razza... c'è chi in Trentino non vi vuole! Anche questo odio noi lo vogliamo combattere.

Orsi, lupi, cani, gatti, animali di ogni razza... poco graditi in Trentino! 

E viene proprio da pensarlo dopo i numerosi episodi che la cronaca ha riportato, e continua a riportare. 

A partire dall'orso M49 (ribattezzato dal ministro Costa "Papillon" e le cui vicissitudini hanno trovato spazio anche sulla stampa oltre oceano) oggetto di dibattito politico sulla sua cattura e possibile abbattimento; per passare ai lupi, accusati di predazioni (tutte da verificare) su mandrie e greggi.

La Corte Ue ha nel frattempo confermato a fine ottobre che la caccia ai lupi (inclusa la “caccia di gestione”) chiarisce che le condizioni da soddisfare sono molto restrittive e non sono certo quelle invocate dal Trentino e dal Súd Tirol o dalla Toscana. Questo vale naturalmente anche per altri grandi carnivori – come l’orso – e altre specie fortemente protette elencate nella direttiva Habitat.

Già nel 2004 una legge in materia di maltrattamento di animali (la Legge 189 di cui si propongono alcuni punti in calce) recita che lo stesso è un reato punito dalla Legge Italiana. 

Ma dall'odio verso questi "grandi carnivori" ai crimini (sì crimini!) verso animali domestici il passo è - purtroppo - breve.

Negli scorsi mesi in Trentino sono stati segnalati numerosi ritrovamenti di bocconi avvelenati (o "ripieni" di chiodi o lamette) destinati a cani e gatti.

Ma a lasciare basiti (oltre che arrabbiati) è l'episodio che un paio di settimane fa ha visto una vera e propria esecuzione a suon di bastonate (indagini sono ancora in corso) di alcuni animali da cortile - oche e conigli - ospitati dal Rifugio Oipa di Mattarello (Trento). 

Una violenza gratuita ed immotivata denunciata da Ornella Dorigatti, presidente dell'Oipa, che ha pubblicato le foto delle povere bestie massacrate.

La nostra disapprovazione verso questo ODIO VERSO IL MONDO ANIMALE può essere riassunta semplicemente con questa citazione:

«La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali». (Mahatma Gandhi)

Grande Nord Trentino

 

Legge 20‐7‐2004 n. 189 

Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di

impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate.

Pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 31 luglio 2004, n. 178.

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Promulga la seguente legge:

Art. 1

(Modifiche al codice penale)

1. Dopo il titolo IX del libro II del codice penale è inserito il seguente:

"TITOLO IX‐BIS.  

DEI DELITTI CONTRO IL SENTIMENTO PER GLI ANIMALI

Art. 544‐bis.  

(Uccisione di animali)  

Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito

con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi.

Art. 544‐ter.  

(Maltrattamento di animali)  

Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero

lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le

sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a un anno o con

la multa da 3.000 a 15.000 euro.

La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti

o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli

stessi.

La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte

dell'animale.

Art. 544‐quater.  

(Spettacoli o manifestazioni vietati)  

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque organizza o promuove

spettacoli o manifestazioni che comportino sevizie o strazio per gli animali è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni e con la multa da 3.000 a 15.000 euro.

La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti di cui al primo comma sono

commessi in relazione all'esercizio di scommesse clandestine o al fine di trarne

profitto per sè od altri ovvero se ne deriva la morte dell'animale.

Art. 544‐quinquies.  

(Divieto di combattimenti tra animali)  

Chiunque promuove, organizza o dirige combattimenti o competizioni non

autorizzate tra animali che possono metterne in pericolo l'integrità fisica è punito

con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 50.000 a 160.000 euro.

La pena è aumentata da un terzo alla metà:

1) se le predette attività sono compiute in concorso con minorenni o da persone

armate;

2) se le predette attività sono promosse utilizzando videoriproduzioni o materiale di

qualsiasi tipo contenente scene o immagini dei combattimenti o delle competizioni;

3) se il colpevole cura la ripresa o la registrazione in qualsiasi forma dei

combattimenti o delle competizioni.

Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato, allevando o addestrando animali li

destina sotto qualsiasi forma e anche per il tramite di terzi alla loro partecipazione ai

combattimenti di cui al primo comma è punito con la reclusione da tre mesi a due

anni e con la multa da 5.000 a 30.000 euro. La stessa pena si applica anche ai

proprietari o ai detentori degli animali impiegati nei combattimenti e nelle

competizioni di cui al primo comma, se consenzienti.

Chiunque, anche se non presente sul luogo del reato, fuori dei casi di concorso nel

medesimo, organizza o effettua scommesse sui combattimenti e sulle competizioni

di cui al primo comma è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la

multa da 5.000 a 30.000 euro.

 

 

Scritto da Grande Nord

Grande Nord in piazza davanti alla RAI per protestare contro il silenzio sulla questione settentrionale

«Lo abbiamo fatto davanti a Mediaset e ripeteremo la nostra protesta davanti agli studi RAI di Corso Sempione sabato 9 Novembre alle ore 12.00». 

Così Roberto Bernardelli, presidente di Grande Nord ribadisce con fermezza il proposito di portare i militanti del suo movimento indipendentista, a protestare "Contro il vuoto informativo di un'azienda pubblica che pur avendo 14 mila dipendenti e oltre 1400 giornalisti, dimentica volutamente di far sentire le voci di coloro che contestano questo Governo", ribadisce Bernardelli.

«Stipendi come quelli di Fabio Fazio pari a 2 milioni e 240 mila Euro l'anno o di Bruno Vespa che supera il milione ( 1.300.000) di Euro sono cifre spaventose da pagare, considerando quanta gente fatica ad arrivare a fine mese, come ci ricorda il caso Ilva in queste ore.

Il Governo Salvini Di Maio aveva promesso di eliminare il canone Rai: un'altra promessa andata a vuoto

Il 9 Novembre ricorre anche la caduta del Muro di Berlino. Noi auspichiamo che a crollare sia anche il muro di omertà della TV pubblica in questa ricorrenza», conclude Bernardelli

Scritto da Grande Nord

Provincia di Trento, la giunta leghista reintroduce l’addizionale Irpef per i bassi redditi

L’anno prossimo oltre 150 mila contribuenti trentini che negli ultimi tre anni sono stati esentati dall’addizionale regionale Irpef torneranno a pagarla, per un importo totale di 24 milioni di euro. Nel Documento di economia e finanza provinciale 2020-2022, la giunta guidata da Maurizio Fugatti spiega che sul versante delle imposte locali si assume a riferimento il principio delle politiche fiscali invariate. C’è quindi la conferma per tutto il triennio del pacchetto di agevolazioni fiscali decise negli anni scorsi a favore dei cittadini e delle imprese, dall’Imis all’Irap.

Con una eccezione: l’agevolazione sull’addizionale regionale all’Irpef «che viene meno dal 2020».

L’addizionale regionale all’imposta sulle persone fisiche è pari in Trentino all’1,23%. Negli anni in cui la pagavano tutti, dava un gettito anche superiore a 90 milioni di euro, che va alla Provincia autonoma, come nel resto d’Italia alle Regioni. Nel 2015 l’allora governo provinciale guidato da Ugo Rossi stabiliva alcune agevolazioni fiscali sul pagamento dell’addizionale. In particolare, ai contribuenti con reddito imponibile non superiore a 20.000 euro spettava una deduzione di 20.000 euro, cioè l’azzeramento dell’imposta. La misura è costata 24 milioni: da 100 a 200 euro a testa che rimanevano nelle tasche di chi aveva un reddito basso. Successivamente veniva introdotta un’ulteriore agevolazione per i redditi imponibili non superiori a 55.000 euro e con figli fiscalmente a carico: una detrazione d’imposta di 252 euro per ogni figlio a carico. Questa norma è stata poi superata facendo confluire la detrazione nel sostegno alle famiglie con figli compreso nell’assegno unico provinciale.

Negli ultimi dati disponibili del Dipartimento delle finanze del Ministero dell’economia, riferiti alle dichiarazioni 2018 sui redditi 2017, dei 415.567 contribuenti trentini, 316.043 hanno un reddito imponibile soggetto all’addizionale regionale Irpef per un totale pari a 7 miliardi 857 milioni di euro, 24.860 euro annui a testa. Ma di essi pagano effettivamente l’addizionale 162.731 contribuenti, per un ammontare dell’imposta di poco meno di 59,9 milioni di euro, pari a 370 euro a testa. Invece circa 153 mila trentini non pagano nulla grazie all’esenzione.

Se si considerano solo i lavoratori dipendenti, sono teoricamente soggetti all’addizionale 194.905 contribuenti con un reddito complessivo imponibile di 4 miliardi 947 milioni. La pagano effettivamente 108.740 persone per un ammontare di 36,9 milioni, pari a 340 euro a testa. Sono esentati per avere un reddito basso in base alla norma provinciale circa 86 mila lavoratori.

La norma sull’esenzione è stata confermata fino al 2018, cioè fino alle dichiarazioni dei redditi in fase di presentazione in questi giorni (per il 730 attraverso un Caf o precompilato sul sito dell’Agenzia delle Entrate c’è tempo fino al 23 luglio). L’anno prossimo invece l’addizionale regionale torneranno a pagarla tutti. Una boccata d’ossigeno per le casse della Provincia, ultimamente un po’ tirate. Una stangata per migliaia di trentini a reddito basso.

(fonte quotidiano L'Adige) 

Scritto da Grande Nord

Su questo sito usiamo i cookies, anche di terze parti. Navigandolo accetti.

La mancata accettazione dei cookies può provocare il malfunzionamento di questo sito e l'impossibilità di fornire i servizi richiesti.